La prima volta che, per lavoro, ho messo piede in un’azienda – una multinazionale chimico-farmaceutica tedesca – come Marketing Communications Assistant, nel mio ufficio campeggiava una grande macchina da scrivere dotata di memoria. Era un grande passo avanti rispetto ai modelli tradizionali, perché in caso di errori di battitura, non eri costretto a riscrivere tutta la pagina, ma potevi richiamare quanto già scritto e fare la correzione. Geniale!

Non avevamo bisogno del supporto di un’agenzia di pubblicità, poiché gran parte del materiale stampato – dalla pubblicità alle brochure – ci arrivava dalla Casa madre tedesca. A proposito, erano anche i tempi in cui per lavorare in un’azienda tedesca era ahimé necessario conoscere il tedesco, mentre oggi è la perfetta padronanza dell’inglese che, in teoria, ti apre tutte le porte, anche se, a dire il vero, conosco molti ragazzi che l’inglese lo sanno come l’italiano, ma gli unici vocaboli che devono dimostrare di saper conoscere ai colloqui di lavoro sono stage e voucher…

Ma torniamo alla mia fantastica macchina da scrivere, che ci permetteva di stampare delle striscioline di testo che poi noi usavamo per realizzare i menabò.

Il menabò di allora era un modello che serviva alla tipografia per riprodurre esattamente – in fase di composizione del lavoro – ciò che il cliente desiderava. Preparare un menabò significava armarsi di quelle fantastiche striscioline di testo di cui sopra, fogli, forbici, colla e matita per creare ogni pagina: qui ci va una strisciolina di testo, qui ci mettiamo una foto, là un disegno rigorosamente eseguito a mano e via dicendo, fino a comporre tutta l’opera che se poi al “capo” non piaceva, si smontava e rimontava a suon di sforbiciate.

A proposito di foto, se serviva acquistare una foto d’agenzia, bisognava recarsi fisicamente in luoghi molto simili alle biblioteche. Esponevi all’addetto la tua richiesta e lui ti consegnava alcuni cassetti pieni di diapositive da selezionare su appositi tavoli luminosi. Una volta trovata l’immagine giusta – e potevi metterci anche un giorno intero – ti portavi via in prestito la diapositiva da usare per la stampa, che poi consegnavi al tipografo insieme al tuo bel menabò-collage.

Vogliamo parlare della revisione delle bozze? Ore e ore in tipografia, a rileggere strisciate di testi: l’incubo peggiore che, puntuale, si ripresentava una volta l’anno, era la preparazione del fascicolo di bilancio… non ci voglio neanche ripensare!

Questa quasi assoluta mancanza di tecnologia, dove una semplice macchina da scrivere con memoria sembrava venuta dal futuro, dettava i tempi del lavoro.

Le urgenze mettevano a dura prova tutto il team: scrivere e impaginare un quartino in due giorni? Missione davvero ardua per quei tempi.

Poi è arrivata la vera tecnologia, il vero progresso (il primo pc fu lanciato dall’IBM nel 1981), e poi anche la mela non fu mai più solo un frutto proibito. Che cosa è realmente cambiato? Che oggi il quartino ce lo chiedono in due ore e il team è comunque, costantemente, sotto pressione. Se penso alla quantità di lavoro grafico e redazionale che oggi “maciniamo” quotidianamente, alla quantità di mail che inviamo e riceviamo, non so proprio come potevamo cavarcela allora. Se non lo so io, ventenne degli Anni ’80, come possono anche solo lontanamente immaginarsi il mondo ante-mela i nativi digitali? Magari, una di queste volte, tornerò a raccontarvi come eravamo.

Author Raffaella Biemmi

Amministratore Unico Errebicom. Da oltre 30 anni opera nel mondo della comunicazione

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