Ci siamo, is that time of the year again! Per chi lavora nel nostro settore, in realtà, quel magico momento dell’anno è iniziato già da un po’. Fuori c’erano ancora 30 gradi, pianificavamo il weekend al mare, combattevamo con le zanzare e le prime scottature del sole, ma in agenzia era già tutto un impaginare calendari, realizzare creatività natalizie e cercare la foto della perfetta mise en place delle Feste.

Ora però il resto del mondo sembra essersi magicamente allineato ai nostri ritmi: a novembre sono comparse le prime lucine, gli abeti più precoci hanno fatto capolino dietro le finestre e ora, finalmente, le strade sono uno sfavillio di decorazioni e luminarie.

Siamo onesti però: se il Natale è la Festa più bella dell’anno, è anche quella in grado di scatenare una serie infinita di dubbi, dilemmi e piccoli conflitti famigliari. Dai più ai meno seri, ognuno di noi quest’anno ha provato ad affrontarne uno. Vi invitiamo quindi ad armarvi di spirito zen e ad affrontare le Feste una decisione alla volta, con una sola, unica, vera certezza: per le vostre creatività natalizie dell’ultimo minuto e per le nuove idee che il nuovo anno porterà con sé, Errebicom è l’agenzia giusta a cui rivolgervi!

Caricatura a tema Natale di Elisabetta

Regali di Natale:
biglietto sì o biglietto no?

Quando impacchettiamo i regali di compleanno, dedicare qualche minuto alla stesura di un biglietto di auguri personalizzato ci sembra il minimo. A Natale però la questione si complica e immancabilmente finiamo col ritrovarci disperati il 24 dicembre, con trenta regali da impacchettare, la carta che si strappa, i fiocchi che non bastano, il tempo che corre veloce come un treno… e improvvisamente rinunciare ai biglietti sembra un’ottima decisione!

Nella mia famiglia da sempre raggiungiamo un livello di imbruttimento davvero notevole per quanto riguarda l’identificazione dei regali: da che io ricordi, i pacchetti sotto l’albero sono contraddistinti da un frammento di etichetta (e quando dico frammento, intendo davvero che una classica etichetta 6×3 viene ritagliata in almeno 20 pezzetti) con una S o una B, dove S sta per Stefano (mio fratello) e B sta per Betty (ovvero io, per chiunque mi parli in un contesto non lavorativo). Una cosa che anche solo per riuscire a vederle, quelle benedette etichette, c’è da augurarsi che fra i regali di quest’anno ci sia un paio di occhiali da vista.

Reduce di un’infanzia segnata dalle sopraccitate difficoltà, per i miei regali non ho mai avuto dubbi. Il biglietto ci va, e va calibrato sulla persona che riceverà il regalo. Per gli amici le mie preferite sono le etichette autoprodotte: bastano un foglio di carta adesiva e 5 minuti di ricerca in Google per trovarne di davvero carine. Se da questo punto di vista quindi si abbattono i costi, per i regali più formali preferisco sempre un classico biglietto da imbustare. Superati quelli un po’ pacchiani da edicola all’angolo, tendo a prediligere quelli un po’ più costosi ma davvero ben fatti: non a caso, una delle tappe imperdibili del mio shopping di Natale è Pettinaroli. Per mamma e papà però lo stock di 50 chiudi-pacco comprati in saldo 10 anni fa continua ad andare benissimo: a Natale siamo tutti più buoni, ma io quelle etichette mica me le scordo.

Acquisti dell’ultimo minuto
o regali utili?

La risposta ideale a questa domanda la conosciamo tutti. In un mondo perfetto, il primo novembre stileremmo una lista di tutti i destinatari dei nostri regali, stabiliremmo un budget e creeremmo un piano d’acquisti preciso con giorni disponibili, negozi da visitare e stime dei tempi di consegna dei principali corrieri. Appurato però che per fare tutto questo dovremmo disporre di un team di ingegneri gestionali arruolati direttamente fuori dalle aule del Politecnico (o quantomeno di una segretaria personale), occorre conservare quel tanto di lucidità mentale che ci salvi dal correre all’ultimo minuto a comprare 50 candele tutte uguali da spartire fra amici e parenti.

Personalmente, in generale per gli acquisti e ancor più per i regali alle persone a cui tengo, cerco di fare sempre scelte consapevoli, responsabili ed etiche. Certamente, il tutto richiede un po’ di impegno in più: non è sufficiente entrare nel primo negozio che si incontra lungo la strada e scegliere qualcosa di carino per tutti, ma occorre informarsi più approfonditamente su cosa si compra, su dove lo si compra e sulla sua provenienza. Per chi, come me, è abituato a seguire questa linea di pensiero nella vita, il tutto riesce un po’ più facile, mentre per i meno esperti la cosa può essere un po’ più difficile, ma con un po’ di pazienza e pianificazione tutto è possibile!

Proprio in questi giorni stiamo lavorando ad un progetto che, dal prossimo anno, vi aiuterà a trovare online tanti brand sostenibili ed etici fra cui scegliere, senza dover impazzire in ore e ore di ricerca su Google: per questo Natale dovrete fare affidamento sulle vostre forze ma…
stay tuned!

Caricatura a tema Natale di Mariangela

Addobbi kitsch
o decorazioni sobrie?

Ci sono dilemmi che possono essere affrontati con distacco e spirito di compromesso: panettone o pandoro? Datemene una fetta di entrambi e sarò più che felice, e non scordate la crema al mascarpone, mi raccomando.

Ecco, quello sullo stile delle decorazioni invece, è un interrogativo che non rientra in questa categoria: è invece uno di quelli che divide il mondo in due fazioni opposte, che è meglio non armare se non si vuole arrivare all’estinzione dell’umanità. Quando però il nemico ce l’hai in casa, occorre stabilire un compromesso: perché in fin dei conti Natale è la Festa dei buoni sentimenti, dell’amore e della bontà, non certo l’occasione giusta per utilizzare la testa del proprio partner come puntale per l’abete. In casa mia la soluzione è stata quella di definire, come in ogni guerra che si rispetti, il territorio di pertinenza di ognuna delle due fazioni. Il mio regno è fra le mura di casa, con decorazioni eleganti e sobrie, studiate nel dettaglio per creare un insieme armonioso e piacevole che trasforma il salotto in un posto che non lascerei mai. Anche perché, varcato l’uscio di casa, si entra nel regno del nemico: le vedete quelle lucine rosse, verdi, blu, oro e bianche, attorcigliate su ogni ramo e siepe disponibile? La renna luminosa di un metro e mezzo ve la state immaginando?

Non resta che sperare che Babbo Natale quest’anno perda la lettera del mio fidanzato, perché se il proiettore LED per la facciata della casa arriva davvero, credo che il prossimo Natale andrò a festeggiarlo direttamente a Betlemme!

Caricatura a tema Natale di Monica

Canzoni di Natale:
Michael Bublé o Mariah Carey?

Ci sono artisti come Enrique Iglesias che appena li senti passare alla radio è il momento di comprare la crema solare e di tirare fuori dall’armadio il costume da bagno.

Michael Bublè e Mariah Carey sono solo alcuni esempi dell’equivalente natalizio: appena senti una loro canzone lo spirito del Natale si impossessa di te e senti l’esigenza di correre a addobbare abeti, appendere lucine e impacchettare cose. A Natale però le cose si complicano: c’è chi, evidentemente sopraffatto dalla gioia del momento, sente il bisogno di riequilibrare un po’ il karma universale piangendo sulle note di Blue Christmas, e chi non vede l’ora di scatenarsi con Jingle Bell Rock.

Io non sono proprio una persona fatta per l’inverno: appena la temperatura scende sotto i 25 gradi inizio a seppellirmi sotto strati e strati di vestiti e a sfregarmi le mani per cercare di scongelarle. Dovreste vedermi in ufficio mentre cerco di scaldarmi sulla fiamma della candela, in una perfetta rappresentazione di Bob Cratchit quando gli viene negato un nuovo pezzo di carbone. Forse per questo sento l’esigenza di un po’ di calore anche a Natale: le mie colleghe non ne possono più di sentire Feliz Navidad!

Caricatura a tema Natale di Roberta

Apertura dei regali:
il 24 sera o il 25 mattina?

Se solitamente su questo quesito le famiglie fanno fronte compatto, è anche vero che si tratta di una delle questioni maggiormente in grado di creare attriti fra gli esponenti delle due parti. La scelta del quando scartare i regali si lega solitamente alla decisione di festeggiare con la cena della Vigilia o con il pranzo di Natale: partiamo dicendo che questo non è il caso della mia famiglia.

Sebbene siamo tutti “nordici”, infatti, non abbiamo mai rinunciato alla cena della Vigilia, che è il momento per festeggiare con i parenti del ramo materno. Il giorno dopo tocca invece all’altra parte dell’albero genealogico, con il grande pranzo di Natale. Verrebbe da pensare che gli esponenti della famiglia Possenti arrivino alla sera del 25 dicembre implorando pietà o quantomeno un digestivo ma così non è: il 26, per Santo Stefano, abbiamo una tradizione tutta nostra e un po’ particolare. Nella mia famiglia si narra che questa usanza abbia avuto inizio addirittura con il mio “quadrisnonno” da parte materna, che contava ben 13 figli. A loro volta, questi figli avevano creato famiglie numerose, così il mio avo si trovava su per giù con un centinaio fra figli e nipoti. Festeggiare il Natale tutti insieme diventava ogni anno più complesso, così il nonno si impose: il pomeriggio di Santo Stefano tutti i figli vennero (bonariamente) precettati per tornare alla casa paterna con le loro famiglie, scambiarsi gli auguri e mangiare qualcosa tutti insieme. La tradizione si è mantenuta negli anni e così ancora oggi, ogni anno, tutta la famiglia si riunisce a casa di qualcuno per quello che si è trasformato in un ricco pranzo a buffet. È una bella occasione per incontrare parenti che magari non si vedono da molti anni, o che ancora non si sono conosciuti: chi mette a disposizione la sua abitazione si prepara infatti ad accogliere almeno una cinquantina di invitati!

Così, fra i tortellini della Vigilia e il panettone di Santo Stefano si potrebbe pensare che noi il tempo di scartare i regali non lo abbiamo: e invece la mattina del 25 siamo tutti intorno all’albero a scartare pacchetti perché, se a tavola ogni tradizione è benvenuta, sui regali siamo tradizionalisti!

Caricatura a tema Natale di Roberta

Ultimo dell’anno in lungo
o lunghi distesi?

Quando una cosa va fatta per forza non sai mai con che spirito la affronterai e il più delle volte non ti senti all’altezza. E così ogni anno arriva quel fatidico ultimo giorno in cui tutti sono TENUTI a divertirsi, a stare in compagnia, a partecipare a una festa che poi andrà raccontata, quindi deve essere top.

I miei ultimi dell’anno sono sempre stati altalenanti: ne ho trascorsi alcuni in abito da sera e altri in tenuta da sci, in certi casi mi sono proprio divertita, in altri mi ha preso la malinconia o il sonno. Come sarà il prossimo? Grazie all’intraprendenza di un’amica, saremo – due coppie tra gente sconosciuta – in una baita in mezzo alla neve, dopo una ciaspolata nel bosco e un aperitivo sotto le stelle accompagnato da un concerto.

Due cose le so per certo sui prossimi ultimi dell’anno. Prima cosa: mai più un viaggio esotico organizzato in questo periodo, dopo aver sperimentato come un piccolo contrattempo come il dover cambiare aereo per un guasto si possa trasformare in un bivacco di ore e ore all’aeroporto perché i velivoli in questione sono tutti strapieni. Seconda cosa: sentirmi in diritto di non festeggiare. Se in uno dei prossimi ultimi dell’anno non sarò in vena, senza vergogna andrà benissimo restarmene lunga distesa al calduccio sotto le coperte, guardando i fuochi d’artificio dalla finestra.

Nel menù delle feste:
cappone ripieno o calamarata?

La nostra mascotte sul menù di Natale non ha dubbi:
per lui un bel piatto di foglie e per concludere un succulento rametto!

 

L’intero team di Errebicom vi suggerisce però di non seguire quest’ultimo consiglio.

Buone Feste
dal team di Errebicom!

Author Errebicom

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